THE ANALOG WAY

Faccio una premessa importante: non sono assolutamente un nostalgico dei tempi sempre più remoti in cui la fotografia analogica era lo standard con cui lavorare.
La scansione digitale della pellicola consente mille possibilità, una volta inedite, di post-produzione e successiva condivisione dei propri scatti. Se parliamo di lavori su commissione poi, salvo rari casi, la scelta del supporto è pressochè scontata.

Fin dalla nascita, la fotografia ha cercato di superare il grande complesso di inferiorità derivatogli dal confronto con l’arte figurativa che nel XIX secolo raggiunse la sua massima qualità tecnica, superata forse, solo dall’iperrealismo.

Per tutto il XX secolo i produttori di pellicole e fotocamere hanno sviluppato tecnologie che portassero a ottenere immagini sempre più perfette e nel più breve tempo possibile.

Questo obbiettivo è stato non solo raggiunto 20 anni fa grazie al digitale, ma stà per essere nuovamente superato dalla sempre maggior presenza di video nella moltitudine di device che ci circondano.

In questo scenario la fotografia analogica si può dire, finalmente, libera dalla costrizione nei parametri operativi stringenti che definivano la “qualità” intesa come riproduzione efficace della realtà.

Finalmente tutto ciò che per quasi due secoli è stato considerato scarto, errore, o un’appendice tecnica da nascondere (ad esempio la perforazione del negativo) può uscire allo scoperto ed entrare nel linguaggio espressivo del mezzo fotografico.

Le imperfezioni della fotografia analogica danno quindi sostanza visiva alle immagini, un’energia espressiva più forte rispetto al loro corrispettivo digitale. Rientrano nel margine della sperimentazione creativa, rimandano alla stessa natura imperfetta dell’essere umano.

Il ritaglio, la sovraesposizione, il lavoro su pellicole scadute, la luce sul dettaglio asimmetrico danno la possibilità di ritrovare quel potere di fascinazione che rende i miei soggetti fuori tempo perchè non legati a uno scenario reale immediatamente tangibile.

Ottengo questo risultato attraverso vari metodi che richiedono fasi di ricerca e lavorazione, un lavoro artigianale che è anche ricerca creativa.

Siamo appunto nel campo dell’analogia, dell’invenzione, dello scarto con la realtà, quell’imperfezione che porta all’astrattismo, è quella che consente la molteplicità delle visioni e delle interpretazioni.

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